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Una brutta giornata


Faccio una doverosa premessa. Il racconto che segue fa uso dello sproloquio, per cui chiunque sia sensibile alla cosa dovrebbe interrompere la lettura ora.
Il racconto è grottesco, un genere che a me piace moltissimo ma che credo sia molto difficile da produrre. Ok, speriamo vi piaccia.

Una brutta giornata

Cazzo che palle! Sei gentile una volta e cosa succede poi? Ti inculano, ecco cosa succede. Cazzo! Poi divento volgare.
Sì perché non possono far fare queste cose sempre a me. Certo, sei il più bravo, ottieni sempre risultati migliori in meno tempo. Certo, come no!? Perché quando faccio una cosa io mi impegno. È tutta una questione di impegno. Ci riescono anche gli altri, mica ci vuole una laurea in ingegneria aerofottutaspaziale. È che se ne sbattono perché comunque c’è il collega coglione che al suo lavoro ci tiene e, se io non ci riesco, allora chiamo lui. Lui sarei io, è chiaro.
Niente, quello che devo fare è convincere ‘sto stronzotossico-frociorottoinculo a dirmi chi l’ha mandato a rapinare la casa del capo.
Oggi speravo di tornare a casa presto, farmi una doccia, una birra. Una sega, perché no. Potevo preparare la cena, così mia moglie per una volta non avrebbe spappolato i coglioni. Invece, chediolimaledica, mi trovo in questo sotterraneo covo di sorci e scarafaggi. Io e lo stronzo, bello pestato dagli incapaci miei colleghi che adesso sono in un bar a farsi uno spritz. Già questo non si capisce un cazzo di quello che dice, e in fondo poveraccio ha ragione, con quel disastro che ha al posto della bocca.
“Gh nnsz qleqle”.
Denti rimasti: davvero pochi. Un incisivo spunta orizzontale attraverso il labbro inferiore. I miei colleghi sono veramente degli idioti. Dovrò farglielo presente. Come cazzo si fa ad ottenere informazioni da uno che quando parla sembra che abbia una patata intera ficcata in bocca?! Sarà davvero un pomeriggio di merda, questo.
Adesso come prima cosa dovrò un minimo tranquillizzarlo. Nei limiti di uno che ha la testa che sembra che l’abbia messa in un frullatore. E che vede arrivare un tizio grande e grosso – me – che nella mano destra stringe una Beretta Stoeger Cougar 8000 calibro 21 accessoriata con un silenziatore RDS Vortex in tinta (lo so lo so, in Italia è illegale, echissenefrega).
Immagina di avere fatto tutta la pressione psicologica di cui sei capace. Immagina di avergli dato anche un paio di ceffoni. Non prima di avere indossato i guanti di lattice, naturalmente. Immagina che il ragazzo insista a sostenere di essere il solo e unico colpevole della rapina. Quello che fai è concludere che la tua giornata, da fastidiosa quale già era, si sta trasformando in orribile.
Cioè, chi è quell’imbecille che rapinerebbe di sua spontanea volontà la casa di Toni? Lo sai che ti seppellisci sotto una tonnellata di merda di cane. Lo sai che ti fai minimo un paio di mesi di ospedale. Come minimo. Bene che ti vada. Quindi non ci credo. Sono tenuto a non crederci.
Quindi devo passare alle maniere forti. Batterie ed elettrodi attaccati alle palle, tipo. Pinze da cantiere e unghie strappate, tipo. Sigarette spente sul dorso della mano, tipo. Cose del genere.
Questo può significare una sola cosa: faccio tardi e mia moglie s’incazza.
Che vita di merda!

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