Reportage fotografico a parole / 6


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Arriviamo al villaggio poco prima del tramonto. Una donna ci conduce tra le capanne, dove altre donne hanno sistemato a terra oggetti che vorrebbero venderci. Compriamo qualcosa. Tutti ci guardano. Non ci sono uomini adulti in giro.

Giungiamo ad una capanna periferica dalla quale esce una giovane seguita da un bambino, probabilmente il figlio. Ci invita ad entrare per un caffè.

La capanna ha un diametro di quattro metri ed è alta circa due. È costruita in paglia e fango, riparata da un perimetro esterno di stecchi. L’interno è organizzato in due livelli: quello sopra ospita i letti, quello sotto il focolare.

La ragazza prende dal fuoco una una pentola di terracotta e ne versa il contenuto, che ancora bolle, in una scodella ricavata da una zucca. Ce la porge. Perplessi beviamo a turno. Io prego gli déi della flora batterica intestinale di proteggermi.

Le mie preghiere vengono ascoltate.

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9 pensieri su “Reportage fotografico a parole / 6

  1. tramedipensieri

    Mentre leggevo del caffè, oltre a pensare ai batteri..mi chiedevo che tipo di “caffettiera” usino…
    Molto bella l’immagine, e le donne mi sembrano simpaticissime: che sorrisi!
    ciao
    buona giornata
    .marta

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    1. Daniele Autore articolo

      Sì sono persone molto accoglienti.
      La preparazione del caffè consiste nel mettere in una pentola di terracotta acqua e parti della pianta del caffè, tipo foglie e rametti, ma non i chicchi). Poi fanno bollire a lungo, filtrano, ed ecco servito il caffè…
      Grazie Marta e buona giornata!

      Rispondi
  2. elinepal

    Un’amica comune (ro) dice che avevi un canguro in giardino. ovviamente è impossibile ho pensato. ed ecco qua, il canguro mi sembra il minimo. bellissimo blog, bellissime foto. ti seguo.

    Rispondi
    1. Daniele Autore articolo

      Boh, guarda non ne ho idea. So solo che, a detta della padrona di casa, non era fatto con i chicchi ma col resto della pianta. Foglie, per lo più.
      Grazie della visita.

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  3. Paolo Zardi

    Ho un fratello che vive in Namibia, dove fa, per lo più, la guida turistica. La cosa che lo fa dannare è la circospezione, no, di più, il terrore che i turisti hanno di venire in contatto con alimenti (e persone a meno di un metro) locali. Girano tutti con una fiaschetta di Amuchina; accarezzano i capelli ai bambini, e poi subito si voltano a disinfettarsi la mano.
    Ecco, credo che mio fratello apprezzerebbe parecchio il fatto che tu ti sia bevuto un caffè etiope! 😉

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    1. Daniele Autore articolo

      Tuo fratello fa un lavoro molto bello: la guida in Africa.
      Sui turisti terrorizzati ci sarebbero da dire molte cose. Io credo comunque che molte responsabilità, per questi atteggiamenti, siano da addebitare ai mezzi di comunicazione, che ci trasmettono l’Africa – tutta – come un girone infernale.

      Rispondi

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