Reportage fotografico a parole / 2


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Istanbul, nei pressi di Sultanahmet, primi giorni dell’anno. L’aria è fredda ma il sole scalda. C’è un notevole viavai sia di turisti che di gente del posto. La coda per entrare a Hagia Sofia è notevole e si vede da qui.

Arriva un uomo di mezz’età, nella mano destra stringe il manico di una valigia. La appoggia in terra, la apre e ne estrae due oggetti metallici e non bene identificabili. Mentre li apre capisco che sono un tavolino da pic-nic e la sedia coordinata. Tira fuori dal fondo della valigia una custodia in pelle, la apre e sfila una piccola macchina da scrivere. La appoggia sul tavolino, che appare malfermo. L’uomo porta un cappotto blu scuro e pantaloni grigi.

Ripone la custodia in pelle dentro la valigia, chiude quest ultima, e sistema la sistema alla sinistra del tavolino. Si siede e appoggia le mani sul piano metallico. Inizia a guardarsi attorno.

Dalla mia sinistra, dopo avere attraversato Divan Yolu, arriva un altro uomo, più giovane e vestito in maniera più sportiva: giubbotto nero e jeans. Si avvicina al vecchio, che si gira verso di lui, e gli porge un plico avvolto in una busta di colore marrone, stropicciata. I due iniziano a parlare, colgo il suono delle loro parole ma non il significato.

Il vecchio sfila il plico dalla busta e appoggia il tutto davanti alla macchina da scrivere. Apre la valigia, prende due fogli di carta e uno di copiativa, li sovrappone allineandoli accuratamente, poi li infila nella macchina da scrivere. Comincia a battere sui tasti, guardando alternativamente quello che scrive e i fogli portati dal giovane. Ogni tanto si interrompe e i due scambiano qualche parola.

Al termine del lavoro, lo scribano rimette il plico nella busta, sfila i fogli dalla macchina da scrivere e consegna il tutto al giovane. Questi gli allunga una banconota, lo saluta con un sorriso, si gira e se ne va nella stessa direzione da dove è venuto. Sparisce nella folla che cammina sul marciapiede.

Il vecchio torna a osservare quello che accade lì attorno. Io vado a fare colazione.

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4 pensieri su “Reportage fotografico a parole / 2

  1. Diemme

    Antichi mestieri… me lo ricordo quando si portavano gli scritti in copisteria, per farli dattiloscrivere: ah, quanta indipendenza ci ha dato il progresso, nella fattispecie il pc! 🙂

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