Reportage fotografico a parole


Leggendo un altro blog ho sentito parlare di questo concetto di “reportage fotografico a parole” (per correttezza ecco il collegamento per avere più informazioni). Mi è venuta questa idea: una foto, un racconto breve, il più possibile descrittivo e oggettivo.

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Arriviamo sulla sponda del fiume Malagarasi, nei pressi del villaggio di Ilagala. C’è caldo ed è molto umido; ha da poco smesso di piovere. L’aria è densa di odori tropicali e dei gas di scarico dei veicoli che stanno salendo sulla chiatta, che è l’unico collegamento con l’altra sponda del fiume. Le sue acque sono profonde e colore del cioccolato, abitate da coccodrilli.

Siamo in quattro, più il ranger che guida il fuoristrada della TANAPA: è lui che ci sta portando al Mahale. Paghiamo ed il bigliettaio consegna ad ognuno di noi un piccolo pezzetto rettangolare di carta bianca, poi si gira verso il ranger e i due iniziano a discutere animatamente. Il nostro accompagnatore non vuole sborsare nemmeno uno scellino, essendo un pubblico ufficiale. Risolviamo la disputa pagando noi per lui; la cifra è comunque irrisoria.

Noi quattro saliamo sulla chiatta a piedi, poi osserviamo le operazioni per tirare a bordo il Toyota. Vengono usati grossi tronchi, tagliati per il lungo, per formare un piano di collegamento tra la sponda fangosa del fiume e il ponte metallico della chiatta.

Il manovratore aumenta i giri del motore ed inizia la traversata: saranno cento metri. La velocità del battello è molto bassa. Qualche passeggero ne approfitta per tirare fuori una banana da un sacchetto, oppure è un panino, o un samosa. Nessuno di noi parla: siamo tutti intenti ad osservare quello che ci succede attorno. Solo Malcolm parla, ma lo fa al telefono: è una faccenda di lavoro.

Dopo cinque minuti di traversata arriviamo sull’altra sponda, dove alcuni uomini muscolosi già cominciano a manovrare i loro tronchi. Per primi scendono i passeggeri a piedi, noi inclusi. Alcuni portano a mano una bicicletta. Poi è il turno di un autobus, e io non ho idea di come sia potuto finire lì. In qualche modo, con grande perizia, il grosso veicolo viene scaricato. Infine il nostro fuoristrada.

Con una rapidità sorprendente la folla si disperde: ognuno riprende il suo viaggio, momentaneamente rallentato dal fiume. Anche noi, una volta saliti di nuovo sul nostro mezzo, ci rimettiamo in strada per Mwiga, sul lago Tanganyika, dove una barca ci aspetta.

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5 pensieri su “Reportage fotografico a parole

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