La lampada di Ronaldo – Parte 4a


Una cosa: questo racconto, per questioni di tempo, è poco o nulla “revisionato” prima della pubblicazione. Giusto una riletta veloce. Quindi mi scuso per eventuali errori.

Ho deciso che la pubblicazione avverrà ad una cadenza di 4 giorni, così avrò eventualmente modo di pubblicare qualcosa di altro a metà, tipo post fotografici. Sono meno “faticosi” e mi danno sempre soddisfazione.

Le puntate precedenti: prima, seconda e terza.

La lampada di Ronaldo – Parte 4a

Durante la giornata seppe poi che il bullo fu accompagnato a scuola da due poliziotti che stavano passando di lì e che ascoltarono la versione dei fatti dei passanti che l’avevano soccorso. Venne sospeso anche se l’incidente era avvenuto al di fuori del perimetro della scuola. In effetti era un soggetto turbolento non nuovo a questo genere di azioni. A Kamal un po dispiacque, poi però la cosa gli passò di mente.
Quando più tardi tornò a casa, si sentiva leggero, probabilmente non avrebbe più dovuto sopportare il peso fastidioso di essere preso di mira da atti di nonnismo. Salì in camera – i genitori erano al lavoro e sarebbero tornati all’imbrunire – appoggiò i libri sul tavolino ed estrasse la lampada per controllare che non fosse rimasta danneggiata dal volo che aveva fatto.
Notò con dispiacere che aveva riportato una piccola ammaccatura sul fianco. Fortunatamente era sul lato dove c’erano i due segni, e non sul quello dello stemma del Real. Due segni? Ora ne notava uno solo. Come era possibile? Dall’ultima volta, dopo la partita, non aveva più pulito la lampada. Ed era assolutamente certo che fossero due, i graffi.
Improvvisamente gli venne in mente un cartone della Disney che aveva visto quando era bambino – Aladdin – la lampada e il suo genio. Gli si accapponò la pelle, in un misto di emozioni difficilmente definibili. L’idea lo spaventava ma era anche attraente in maniera formidabile. Poteva essere qualcosa di enorme, più grande di lui, e Kamal si sentiva inadeguato ad affrontare quella novità. Inoltre poteva essere tutto frutto della sua mente fantasiosa. Dopotutto Aladdin era solo un film di animazione e mai si era sentito, nel mondo reale, di lampade che esaudissero i desideri. Era terrorizzato dall’idea di rimanere deluso da aspettative che magari non erano altro che un suo viaggio, come spesso gli era già capitato.
Ad esempio con Malika, la sua compagna di classe. Malika era una ragazza molto bella, dagli occhi neri come il fondo di un pozzo e con una forma vagamente orientaleggiante. Una pelle chiara che contrastava con il colore scuro dei suoi capelli, lunghi fino alla schiena. Parlava poco, e quando diceva qualcosa, questo non era mai banale. Riservata, o forse timida, aveva poche amiche e stava spesso da sola a leggere i suoi libri. I libri… anche lei adorava leggere.
Una volta era successo che Malika, di sua iniziativa ché mai Kamal avrebbe avuto il coraggio di rivolgere la parola ad un essere tanto meraviglioso quanto misterioso, gli chiese cosa stava leggendo. Lui rispose impacciato, arrossendo per l’emozione e la vergogna di essere così imbranato. Poi però la conversazione divenne fluida e il tempo si fermò. Quella volta Kamal si convinse di piacerle, e prima di salutarla le chiese se la domenica successiva sarebbe andata con lui al Cyber Park per una passeggiata. Lei rifiutò, con molta gentilezza certo, e lo motivò col fatto che ci sarebbe andata col suo fidanzato. Kamal avrebbe voluto volatilizzarsi all’istante, sparire in una voragine dalla quale nessuno avrebbe mai più potuto estrarlo. Invece andò a casa maledicendo la sua indole da sognatore, ché era talmente ovvio che ad una così non sarebbe mai potuto piacere uno come lui.
Ecco, ora aveva il timore di patire una delusione simile, quindi cercò con tutte le sue forze di affrontare la questione con ogni grammo della razionalità che il suo cervello poteva ancora contenere, in maniera scientifica.
Punto primo: in che modo avrebbe potuto scoprire se veramente quella lampada era in grado di esaudire desideri? Se le sue ipotesi erano vere, ne avanzava uno solo e non poteva permettersi errori. Punto secondo: in che modo la lampada si attivava? Esisteva una forma secondo la quale andavano espressi i desideri. Doveva individuare i motivi di similitudine tra quanto era accaduto durante la partita e quanto invece col bullo. Punto terzo: doveva assolutamente evitare, prima di essere riuscito a capirci qualcosa di più, di esprimere un altro desiderio, per lo meno in presenza della lampada. Ecco questo portava a considerare un quarto punto: a che distanza massima la lampada si poteva attivare? Ad esempio, se lui era a scuola e la lampada a casa nel baule, avrebbe funzionato?
Kamal pensò che gli stesse per scoppiare la testa, c’erano già troppi quesiti a cui rispondere prima di poter eventualmente passare a quello più importante: quale desiderio esprimere?
Cenò velocemente con gli avanzi, si lavò, poi si infilò a letto prima che i suoi rincasassero. Sperava che la notte, ma soprattutto una bella dormita, gli portassero consiglio.

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