La lampada di Ronaldo – Parte 3a


Continuano le avventure di Kamal, iniziate nella prima parte e continuate nella seconda (ma dai?!). La prossima credo sarà venerdì.

La lampada di Ronaldo – Parte 3a

I successivi dieci minuti di partita scorsero velocissimi, come se ognuno durasse una manciata di secondi. Gli spagnoli attaccavano furiosamente ma non riuscivano ad indirizzare nessun tiro verso la porta difesa da Welbeck. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, però – correva il minuto 88 – Ronaldo, ancora lui, incornò la palla e la mandò di nuovo a scuotere la rete.
L’apoteosi. Nel bar si scatenò la gioia dei tifosi del Real, che iniziarono ad abbracciarsi, saltando e urlando come pazzi. Kamal invece rimase immobile, come gli amici di fede unionista, un estraneo in quella parte di universo. Non sentiva i suoni, era come all’interno di una bolla, isolato, lo sguardo fisso sullo schermo.
La passione da adolescente era troppo grande per poter uscire dalla bocca, ora aperta in un’espressione di stupore: il suono della felicità si era incagliato tra petto e gola. Poi finalmente una pressione irresistibile lo liberò e anche Kamal si unì ai festeggiamenti.
Il portafortuna aveva funzionato! Lo aveva fatto nel modo più spettacolare che potesse esistere, ché una vittoria sofferta vale doppio, si sa.
Finita la partita si fermò una mezz’ora a commentarla con gli amici, rivivendone le fasi più emozionanti, poi prese la strada di casa. La mattina seguente doveva andare a scuola e sapeva che i genitori non volevano che andasse a letto troppo tardi.
Di nuovo solo nella sua camera, Kamal estrasse la lampada dalla tasca del giubbotto e, prima di riporla nel baule, la volle osservare un po’. Fu sorpreso di notare i due graffi molto simili sul lato opposto a quello dove c’era lo stemma del Real. Ricordava molto precisamente che quei segni erano tre e, anzi, erano stato l’argomento usato con Abdelaziz per strappargli lo sconto degli ultimi 3 Dirham. Tre segni, 3 Dirham. Alla fine si convinse che il terzo, invece di un graffio, fosse stato un segno di sudiciume, che lui aveva così rimosso lucidando la lampada.
Nei giorni successivi Kamal portò la lampada sempre con sé, perché ormai si era convinto che fosse un vero talismano portafortuna: se aveva permesso al Real di ribaltare il risultato allora poteva aiutare anche lui nella vita di tutti i giorni.
Kamal era un ragazzo molto intelligente, e colto per uno della sua età, ma questo, come accade a tutti i secchioni del mondo, attirava su di lui le fastidiose attenzioni dei bulli della scuola. In realtà lui non si sentiva affatto un secchione, che immaginava fosse uno di quelli che studiano studiano ma capiscono poco.
Per gli ottusi ripetenti non faceva purtroppo alcuna differenza: a loro era bastato vederlo nel cortile della scuola – circa un anno prima – mentre leggeva Cuore di tenebra per essere marchiato a vita.
Una mattina stava camminando spedito – arrivava in classe sempre sul filo del ritardo – con lo sguardo fisso sui suoi piedi. Così non si accorse di nulla mentre uno degli antipatici ceffi che l’avevano preso di mira, uno dell’ultimo anno (Kamal frequentava il secondo), gli si affiancò per fargli lo sgambetto. Tra l’effetto sorpresa e la velocità della sua andatura il risultato fu che volò dritto in terra, lanciando come un discobolo la pila di libri che stringeva nella mano destra. Nella caduta la lampada uscì dalla tasca del giubbotto e andò a piazzarsi giusto di fianco al piedone del bullo.
Alzò lo sguardo per vedere chi fosse e in quel momento scorse nello sguardo torpido del ripetente – aveva una faccia troppo pelosa per avere solo sedici anni – un lampo di vivacità. La gamba dell’idiota si stava piegando verso l’alto e Kamal capì subito qual era la sua intenzione: il piede puzzolente (la teoria di Kamal era che i bulli fossero, oltre che stupidi, anche persone poco pulite) si sarebbe abbattuto sulla povera lampada, schiacciandola irrimediabilmente.
Dalla posizione in cui era non avrebbe mai fatto in tempo a reagire per salvare il suo amuleto. Tutto quello che poté fu sperare con tutte le forze che, in qualche modo, il bullo si sbilanciasse all’indietro – ora che era in piedi su una gamba sola – cadendo con le chiappe sull’aiuola di rose che stava alle sue spalle. E fu esattamente quello che accadde, tra lo stupore di entrambi.
Mentre il coglione frignava e qualcuno lo aiutava a rimuove il proprio posteriore dalla proprietà comunale, Kamal recuperò lampada e libri e se la svignò ridacchiando verso la scuola. Entrò in classe appena prima dell’inizio della lezione.

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