La lampada di Ronaldo – Parte 2a


Ed ecco la seconda puntata del racconto con protagonista Kamal. La prima si trova qui.

Questo “schema” di pubblicazione – una puntata al lunedì e una al giovedì – mi piace, quindi lo manterrò fino alla fine del racconto. Siccome è un racconto ancora in via di scrittura non so esattamente quante puntate durerà, ma voglio sbilanciarmi: 5 o 6.

Lo so, può essere una palla seguire un racconto diviso in parti, ma del resto anche leggersi un racconto lungo in una botta sola… Come al solito, quindi, sono andato a sentimento.

La lampada di Ronaldo – Parte 2a

Un’ora prima della partita, indossata la maglia di Cristiano Ronaldo – attaccante del Real e suo idolo numero uno – si incontrò con gli amici e tutti insieme si diressero verso il bar di Hassan, che aveva un bel televisore al plasma. Nel suo gruppo c’erano molti tifosi della squadra spagnola, ma anche qualcuno dello United, per cui probabilmente ci sarebbe stato da litigare. Era un genere di discussione molto rumoroso, ma alla fine, a parte qualche sfottò, non succedeva mai niente.
Per Kamal, però, quella non era solo una partita di calcio, era il simbolo della battaglia eterna tra fantasia, arte ed amore contro forza, applicazione, freddo calcolo. La vittoria del Manchester avrebbe dimostrato una volta di più che nella vita il talento e la passione non vengono premiati.
In realtà anche gli inglesi vantavano una buona squadra, formata da tanti giocatori pieni di estro, ma lui si sentiva mille volte più affine agli spagnoli.
Il primo tempo fu piuttosto noioso, con le merengues – così veniva chiamata in Spagna la prima squadra della capitale – che spingevano per cercare di segnare e il Manchester che, sornione, provava senza successo a pungere in contropiede. Nell’intervallo uscirono tutti in strada per prendere fiato, nemmeno fossero loro a correre su e giù per il campo. Si discuteva di tattica e gli adulti, con fare saccente, indottrinavano i ragazzi con sopraffine lezioni su fuorigioco, zona ed attacco a tre punte.
A Kamal non importava con quale modulo il Real avrebbe affrontato il secondo tempo, l’unica cosa importante era che riuscisse a segnare. Per ora la lampada portafortuna non stava funzionando, ma dopotutto bastava fare un solo gol.
Il secondo tempo stava avendo un andamento simile al primo, la partita era noiosa e sembrava che nessun attaccante fosse in grado di superare la difesa avversaria. A dieci minuti dalla fine, però, un errore del portiere Casillas su una punizione innocua battuta dal gallese Giggs consentì a Rooney, il migliore attaccante del Manchester, di segnare il più facile dei gol. United uno, Real zero. Era la fine. Ora al Madrid sarebbero servite due reti per qualificarsi ai quarti. In pratica un miracolo.
Kamal abbassò lo sguardo per osservare la lampada che aveva tenuto in mano fino a quel momento, sentendosi uno stupido nell’aver creduto che un semplice oggetto di ottone potesse indirizzare le sorti di una partita così difficile. Gli venne voglia di lanciarla contro il muro, e si trattenne solo per non mostrare agli altri la sua disperazione. Decise invece di passarla nella mano sinistra, come estremo gesto di scaramanzia. Sussurrò anche qualche parola, una sorta di preghiera: “maledetto rottame, dimostrami di valere i soldi che mi sei costata; doppietta di Ronaldo, tutto qui; semplice no?”. Gli amici che erano tifosi del Manchester intanto lo sfottevano, lui e l’allenatore delle meregues Mourinho, che però non poteva sentire.
Rialzando lo sguardo verso lo schermo vide il Real ripartire da centrocampo: palla indietro a Xavi Alonso, ancora indietro a Sergio Ramos – un andaluso dalle sembianze di un vichingo, Ronaldo che scatta sulla fascia, il difensore che lo vede e lancia lungo, la squadra inglese sorpresa, Cristiano che controlla magnificamente e si invola verso la porta. Affronta il portiere De Gea in uscita, lo dribbla e lui lo stende. L’arbitro indica il dischetto del rigore e, mentre corre verso l’area, mette mano al taschino estraendone qualcosa. Cartellino rosso!!!
Kamal impiegò qualche secondo per realizzare cosa stava succedendo: il Manchester aveva già effettuato tre sostituzioni, quindi avrebbe dovuto affrontare un rigore contro e i successivi dieci minuti di partita in inferiorità numerica e con un giocatore di movimento in porta. Sembrava di nuovo tutto possibile.
Dopo le classiche proteste dei giocatori di casa, Ronaldo riuscì a posizionare la palla sul dischetto, aspettando che Welbeck, un attaccante, prendesse posto in mezzo alla propria porta.
Stadio ammutolito nell’attesa. L’arbitro fischia. Ronaldo calcia potente, il portiere improvvisato non si muove nemmeno, la palla si infila come una saetta alla sua destra. Uno a uno.
Kamal guardò di nuovo la lampada, poi guardò lo schermo dentro al quale i giocatori del Real si stavano abbracciando, poi ancora la lampada. Ora sentiva che ce l’avrebbero fatta.

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