C’era una volta


Quello che segue è un dialogo (immaginario) tra un nonno e suo nipote. L’idea mi è venuta spulciando qua e là tra i blog di scrittori. Vorrei sfruttarla, ora e in futuro, per parlare dei nostri tempi e del nostro mondo, senza che ne venga fuori un saggio.

Chissà, magari invece ne viene fuori una roba pallosa per cui ci darò su. Questo è il primo tentativo, comunque.

C’era una volta

Una domenica pomeriggio, fine estate, in giardino.
“Nonno, posso chiederti una cosa?”
“Nonno?”
“NONNO!”
“Ehm… sì. Giacomo… Che c’è?”
“Stavi dormendo?”
“No no, stavo pensando. Dimmi.”
“Con gli occhi chiusi, stavi pensando?”
“Sì, con gli occhi chiusi. Che cavolo vuoi?”
“Che caratterino… Nonno, fra poco più di una settimana inizio le superiori. E sono un po’ agitato. Tu eri agitato quando hai iniziato le superiori?”
“Ostia Giacomo! È passata una vita, non mi ricordo… Però non devi essere agitato, vedrai che ti piacerà. Alle superiori avrai più libertà, verrai trattato come un uomo. Nuove responsabilità. Stai per entrare nel mondo degli adulti.”
“Ho paura che dovrò studiare tutto il giorno e non avrò più tempo per gli amici. Poi scusa, quanti anni hai da non ricordarti?”
“Poi sono io quello rincoglionito… Ne ho 118. Comunque vedrai che andrà tutto bene. Ci saranno i nuovi compagni da conoscere. E le nuove compagne! Alle superiori tutti trovano la morosa. Ti divertirai. Saranno anni bellissimi.”
“Hai conosciuto la nonna alle superiori tu?”
“Ma no! Come se tu non lo sapessi… l’ho conosciuta quando ero molto più grande.”
“Invece non lo so. Come faccio a saperlo? Non sono mica un indovino.”
“L’ho conosciuta durante l’università. Io ero all’ultimo anno e lei al primo.”
“È stata la tua prima morosa?”
“No, ne ho avute altre prima.”
“E come mai non sei rimasto insieme a loro?”
“Ma scusa Giacomo, non avevi una morosa anche tu l’anno scorso? Poi vi siete lasciati…”
Io l’ho lasciata.”
“Ok, però vedi? Ad un certo punto uno dei due si scoccia e ci si lascia.”
“Quanto sei stato insieme alla nonna?”
“Quindici anni.”
“Cavolo! Più degli anni che ho ora.”
“Eh…”
“Ma in quindici anni non ti è mai piaciuta nessun’altra? Io di Marzia mi sono rotto dopo un mese.”
“Sì, è successo. Però vedi, quando stai tanto insieme ad una persona possono capitare periodi in cui si va meno d’accordo. Puoi incontrare altre donne interessanti…”
“Nonno, perché ti sei interrotto? A cosa stai pensando?”
“Pensavo alla nonna. E ad una donna di cui mi sono innamorato mentre eravamo insieme. Si chiamava Marcella. Oddio, spero sia ancora viva.”
“NONNO! Ma sei fuori? Come hai fatto ad innamorarti di un’altra? La nonna non si è arrabbiata?”
“Certo che si è arrabbiata. Si è arrabbiata molto, ma la mamma era già nata, quindi abbiamo deciso di stare insieme. Poi non è che non mi piacesse più.”
“Continua.”
“Mah, ho smesso di vedere Marcella, e ci sono stato malissimo. E ci stava malissimo anche lei. Era sposata da poco ma credo che anche lei si fosse innamorata di me. Piano piano ci siamo allontanati, e mi sono innamorato di nuovo della nonna.”
“Marcella l’ho persa di vista, e mi dispiace. Mi ricordo che allora ci eravamo promessi di rimanere amici, poi però ognuno aveva la sua vita e si sa come vanno queste cose. Era una brava persona. Chissà se abita ancora qui, se sta bene.”
“Era più bella della nonna?”
“Erano belle tutte e due.”
“Però alla fine sei tornato con la nonna.”
“Sì e non mi sono mai pentito, siamo stati molto felici insieme.”
“Quando è morta?”
“Mmm… Oggi sei in vena di discorsi seri! E successo quando la mamma aveva cinque anni, cioè circa quattro anni dopo.”
“L’ha uccisa un’automobile vero?”
“Già.”
“Mi sono sempre chiesto: è per quello che poi le hanno vietate? Perché erano pericolose?”
“No. In realtà non le hanno mai vietate, anche se in effetti erano pericolose. Ne esiste ancora qualcuna. Qualche ricco collezionista…”
“Allora perché avete smesso di usarle?”
“Dai Giacomo, lo sai il perché. Il petrolio. È finito, o quasi, e le automobili – le chiamavamo macchine – andavano a petrolio. Per essere precisi andavano a benzina, che era ottenuta dal petrolio.”
“È successo così, all’improvviso?”
“Dici la fine del petrolio? No, è stata una cosa graduale. Costava sempre di più, e la gente comprava sempre meno automobili. E chi già ce l’aveva smetteva di usarla. In una quindicina d’anni nessuna fabbrica ne produceva più, e piano piano sono sparite dalla circolazione.”
“Io non ne ho mai vista una.”
“Davvero? Un giorno devo portarti al museo della Ferrari. La Ferrari era una fabbrica che produceva automobili sportive. Molto costose, roba da signori.”
“Sì dai!”
“Tu avevi l’automobile, nonno?”
“Sì, l’avevo.”
“Come si chiamava?”
“Ne ho avuta più d’una. L’ultima è stata una Ford.”
“Era bella?”
“Era grande, così potevamo muoverci comodamente. Io, la nonna e la mamma. Alla domenica andavamo a fare dei pic-nic in montagna…”
“Ferma tutto, questa storia l’hai raccontata mille volte.”
“Oh Madonna che simpatia!”
“Vabbè senti nonno, io vado da Ema. Ci vediamo dopo.”
“Ciao, non fate troppe coglionate, che vi conosco a voi due!”
“Sììì, che palle! Ciao.”
“Ciao.”

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