Viaggiare in auto su strade deserte


L’altra sera ho guardato un film, This must be the place, che mi ha dato l’ispirazione per parlare di un particolare tipo di viaggio: quello in auto.

Faccio una premessa. Come prima cosa l’auto è, tra i vari mezzi di trasporto, quello che mi piace meno. Guidare non mi entusiasma e non provo particolare interesse per le macchine. Quindi, quando parlo di viaggio in auto, ovviamente non mi riferisco al tragitto casa-lavoro, incastrato per mezz’ora nel traffico puzzolente, tra piloti di Formula 1 che cercano di superarti per guadagnare una posizione nella fila ininterrotta che va da Bologna a Modena (ok lo ammetto, guido un po’ come faceva mio nonno a 80 anni).

Finlandia - Renne sulla strada

Il tipo di viaggio a cui mi riferisco, citato anche nel titolo di questo post, è quello su strade deserte, o quasi. Io vivo in una zona dell’Italia dove sono una rarità, ma ci sono luoghi, anche nella nostra penisola, dove è possibile viaggiare incrociando pochissimi veicoli. È l’unico caso in cui il viaggio in auto può diventare addirittura piacevole.

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Il film mi ha suscitato alcune delle sensazioni che provo durante quel tipo di viaggi, quando puoi diminuire la velocità per guardarti un po’ intorno, o addirittura fermarti in mezzo alla strada per scattare una foto. Sensazioni che voglio provare a descrivere.

La cosa più curiosa è che mi sento invisibile, come se i passanti, gli abitanti dei paesi che attraverso, non mi vedessero. E in realtà è proprio così: quando sei all’interno di un’auto, chi ti incrocia vede il mezzo, non chi c’è dentro. Per loro sei solo un’ombra. È una sensazione che mi piace moltissimo: li osservi mentre loro non possono osservare te.

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Questa sensazione raggiunge stranamente il suo culmine quando mi fermo dal distributore, entrando nel negozio che di solito si affaccia sulle pompe di benzina. Ecco, lì dentro, anche da straniero, sono completamente a mio agio. Perché uno straniero, in quei posti lì, è la norma. Tutti sono di passaggio e nessuno fa caso alla tua presenza.

Poi c’è il senso di libertà, più ovvio ma ugualmente potente. Quando hai una striscia di asfalto dritta davanti a te (sulla strada non ci si guarda mai indietro) ti senti come se potessi arrivare ovunque, e non ha importanza dove stai andando, né perché. Sei solo o in compagnia, in silenzio. Guardi la prateria scorrere sempre uguale, e le nuvole all’orizzonte non si muovono, irraggiungibili. Solo qualche mucca, ogni tanto, ti dà un reale senso di movimento. Se qualcuno ti chiedesse “dove sei?” non sapresti nemmeno rispondere, se non “da qualche parte, per la strada”.

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Quando il traffico ricomincia ad aumentare e si intravvedono, dopo ore, i primi segni di insediamenti umani, e tu sei stanco e gli occhi ti fanno male, sei contento che il viaggio sia al termine. Ma in fondo ti dispiace anche un po’, perché devi tornare nel mondo reale, devi fermarti e interagire con le persone. Devi smettere di fantasticare, inventando storie che riguardano quel ranch dall’insegna insolita, o quel vecchio con la barba fermo a pisciare. Sei arrivato.

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