Nelson Mandela


Lungo cammino verso la libertà - Nelson Mandela

In questo post vorrei parlare, con la scusa del libro, di Nelson Mandela. Il libro, già… come a volte mi capita, ho comprato l’autobiografia di Mandela un paio d’anni fa, per poi lasciarla in un cassetto in attesa dell’ispirazione.

Quello che pensavo del libro, infatti, era che fosse un mattone palloso, infarcito di discorsi tecnici sulla politica. Dopotutto Mandela è stato in carcere per 27 anni, e in carcere immaginavo non potesse succedere chissà cosa di interessante. Inoltre credo che quando si inizia un nuovo libro si debba essere nello stato d’animo giusto, ed io evidentemente non lo ero. Almeno nel momento in cui l’ho acquistato.

Però volevo davvero sapere qualcosa di più sull’uomo che, più di ogni personaggio dei fumetti, star del cinema, patriota del Risorgimento, ha sempre rappresentato per me quello che più si avvicina all’idea di eroe. Sì, posso affermare che Mandela è l’unico eroe che ho, di quelli per cui stravedi anche se ti raccontano che mangia i bambini. L’uomo perfetto, colui che mantiene la propria coerenza al di là dei propri limiti e che infine, in una sfida tanto, tanto più grande di lui, con pazienza e perseveranza, senza venire mai meno ai suoi ideali, risulta vincitore.

Vincitore però non è la parola giusta. Mandela non è un vincitore nel senso classico del termine. E probabilmente nemmeno lui si sente in questo modo. È invece una persona che ha elaborato nel corso della sua lunga vita, attraverso grandi sofferenze (essere privati della libertà per 27 anni e mantenersi lucidi ed equilibrati è già di per sé qualcosa di straordinario), un’idea precisa di Giustizia, un’idea che è mutata nel tempo, ma che ha sempre cercato di perseguire con tutte le sue forze.

E per farlo ha sacrificato la sua vita privata, soffrendone enormemente, vacillando sommerso dai sensi di colpa, e pagando inevitabilmente con la perdita di alcune delle persone che amava. Facendo a volte scelte dolorose per un bene superiore a discapito del proprio.

Insomma, circa un anno fa ho tirato il libro fuori dal cassetto del comodino ed ho iniziato a leggerlo. Sono quasi 600 pagine scritte in un carattere minuscolo, ma me lo sono bevuto nel minor tempo possibile. E non è stato affatto noioso. Una scoperta. Pensavo di sapere molto di Mandela, ma quello che invece ho scoperto è tanto di più.

Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare.

La libertà di cui parla non è la propria, ma quella del Sudafrica e dei suoi abitanti. Di TUTTI i suoi abitanti, a prescindere dal colore della pelle. È questa la cosa straordinaria di Mandela. Egli ha sempre pensato e agito in termini di Nazione tutta, di unione, di pace.

Immagino si intuisca che consiglio caldamente questo libro. Per me, oltre a raccontare una fase molto interessante della storia recente dell’Africa, è come il manuale dell’uomo che mi piacerebbe essere. Le istruzioni sono chiare, il difficile è metterle in pratica…

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