Archivio mensile:dicembre 2012

Nelson Mandela


Lungo cammino verso la libertà - Nelson Mandela

In questo post vorrei parlare, con la scusa del libro, di Nelson Mandela. Il libro, già… come a volte mi capita, ho comprato l’autobiografia di Mandela un paio d’anni fa, per poi lasciarla in un cassetto in attesa dell’ispirazione.

Quello che pensavo del libro, infatti, era che fosse un mattone palloso, infarcito di discorsi tecnici sulla politica. Dopotutto Mandela è stato in carcere per 27 anni, e in carcere immaginavo non potesse succedere chissà cosa di interessante. Inoltre credo che quando si inizia un nuovo libro si debba essere nello stato d’animo giusto, ed io evidentemente non lo ero. Almeno nel momento in cui l’ho acquistato.

Però volevo davvero sapere qualcosa di più sull’uomo che, più di ogni personaggio dei fumetti, star del cinema, patriota del Risorgimento, ha sempre rappresentato per me quello che più si avvicina all’idea di eroe. Sì, posso affermare che Mandela è l’unico eroe che ho, di quelli per cui stravedi anche se ti raccontano che mangia i bambini. L’uomo perfetto, colui che mantiene la propria coerenza al di là dei propri limiti e che infine, in una sfida tanto, tanto più grande di lui, con pazienza e perseveranza, senza venire mai meno ai suoi ideali, risulta vincitore.

Vincitore però non è la parola giusta. Mandela non è un vincitore nel senso classico del termine. E probabilmente nemmeno lui si sente in questo modo. È invece una persona che ha elaborato nel corso della sua lunga vita, attraverso grandi sofferenze (essere privati della libertà per 27 anni e mantenersi lucidi ed equilibrati è già di per sé qualcosa di straordinario), un’idea precisa di Giustizia, un’idea che è mutata nel tempo, ma che ha sempre cercato di perseguire con tutte le sue forze.

E per farlo ha sacrificato la sua vita privata, soffrendone enormemente, vacillando sommerso dai sensi di colpa, e pagando inevitabilmente con la perdita di alcune delle persone che amava. Facendo a volte scelte dolorose per un bene superiore a discapito del proprio.

Insomma, circa un anno fa ho tirato il libro fuori dal cassetto del comodino ed ho iniziato a leggerlo. Sono quasi 600 pagine scritte in un carattere minuscolo, ma me lo sono bevuto nel minor tempo possibile. E non è stato affatto noioso. Una scoperta. Pensavo di sapere molto di Mandela, ma quello che invece ho scoperto è tanto di più.

Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare.

La libertà di cui parla non è la propria, ma quella del Sudafrica e dei suoi abitanti. Di TUTTI i suoi abitanti, a prescindere dal colore della pelle. È questa la cosa straordinaria di Mandela. Egli ha sempre pensato e agito in termini di Nazione tutta, di unione, di pace.

Immagino si intuisca che consiglio caldamente questo libro. Per me, oltre a raccontare una fase molto interessante della storia recente dell’Africa, è come il manuale dell’uomo che mi piacerebbe essere. Le istruzioni sono chiare, il difficile è metterle in pratica…

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St. Moritz


Il fine settimana scorso, quello prima di Natale, sono andato con un amico a St. Moritz, dove lui ha una casa. Ben lungi da noi l’idea di fare vita mondana, ci siamo piuttosto concentrati sulle passeggiate.

Non sono uno che sente particolarmente l’atmosfera natalizia, però devo dire che tutta quella neve era davvero suggestiva.

Scioattolo - St. Moritz (Svizzera) Neve - St. Moritz (Svizzera) Picchio muratore - St. Moritz (Svizzera) Montagne - St. Moritz (Svizzera) Montagne - St. Moritz (Svizzera)

Tentativi di fotografia astronomica


La doverosa premessa è che i tentativi di cui il titolo parla hanno avuto un esito tra il decente (la Luna) e la porcheria (Giove). Non è falsa modestia, ed infatti basta fare una ricerca in Internet per rendersene conto. A mia parziale discolpa va il fatto che, per questo genere di fotografia, la mia attrezzatura non è proprio quello che si direbbe adeguata. Questo vale soprattutto per la foto a Giove, essendo la Luna molto molto più vicina a noi quindi molto più facile da fotografare.

Detto questo però, aggiungo che sono molto orgoglioso delle due foto che seguono, perché sono il risultato dei miei primi tentativi di fare fotografia astronomica, e perché “ogni scarrafone è bello a mamma soja”. Un giorno, adeguando la mia attrezzatura, spero di essere in grado di fotografare oggetti più remoti (il mio sogno è la Nebulosa di Orione).

Giove Luna

Un mondo in miniatura


Uno dei soggetti che mi piace sempre fotografare è il mondo in miniatura dei fiori e degli insetti. È un mondo che noi, dai nostri metri e anta di altezza, non vediamo perché troppo in basso e troppo piccolo. Ad esempio della farfalla vediamo le ali colorate, mentre ci sfugge la “pelliccia” che la ricopre. Sono tutti dettagli che a me stupiscono sempre, tutte le volte che scarico le foto sul pc e le guardo al 100% di zoom.

Nella pagine delle mie foto preferite ho già messo qualcuna delle macro che ogni tanto faccio, ma oggi ne volevo mostrare qualcuna di più. Ho volutamente omesso quelle ai ragni, o alle cavallette, che a me piacciono tantissimo, ma che capisco possano non essere così piacevoli da guardare.

…e no, non sono matto, anche se i vicini di casa forse l’avranno pensato, vedendomi strisciare nell’erba per inseguire un’ape volare di fiore in fiore.

Gaggio - Goccia Gaggio - Ape su un fiore Gaggio - Coppia di farfalle Gaggio - Interno di un fiore di cui non ricordo il nome Gaggio - Fiori di albicocco

Da grande volevo fare l’astronauta


Il titolo di questo post sembra una di quelle frasi che escono dall’infanzia di tutti noi maschi. In parte è vero, ma in parte io vorrei veramente ancora fare l’astronauta.

Voglio dire… la laurea scientifica ce l’ho, la passione per l’astronomia anche, sono di sana e robusta costituzione. Purtroppo alla NASA prendono in addestramento solo cittadini statunitensi, mentre all’ESA (l’Ente Spaziale Europeo), che io sappia, non hanno più fatto selezioni dopo il 2008.

Quindi per consolarmi in un momento di sconforto astronautico, la scorsa estate ho scritto un racconto a tema. Ne ho scritte due versioni: una corta e una lunga, e quella che propongo di seguito è la prima (non voglio abusare della pazienza dei lettori di questo blog).

La speranza è l’ultima a morire

È il viaggio che ho sempre sognato fare. Mi è costato un botto, però.
Camilla se n’è andata, appena l’ha saputo. Mi manca, Camilla. Era la mia fidanzata e non ha tutti i torti. Ma del resto mica potevo portarla con me.
Ho perso quasi tutti gli amici. Tutti rende meglio l’idea, ad essere onesti. Gli amici li devi frequentare. Farti sentire, ogni tanto.
Mia nonna è morta durante l’addestramento e non ho potuto partecipare al funerale. E mia madre non mi perdonerà mai, per questo.
Già, i miei. Loro mi sono rimasti vicino. Sapete, sono il loro unico figlio.
Niente alcol, poco sesso per lo più fiacco e senza amore. Divertimento non pervenuto. Infinite giornate sempre uguali e opprimenti come quelle di uno schiavo che innalza piramidi.
Però ora sono qui. Dario B., vicecomandante responsabile dell’infrastruttura software della navicella ESA chiamata Esperanza, in partenza da Kourou, Guiana Francese, verso il Pianeta Rosso. Programma ExoMars-2.
Sono un uomo fortunato.
Fra circa otto mesi passeggerò sulla superficie polverosa di Marte, quarto pianeta roccioso del Sistema Solare, l’ultimo prima della fascia di asteroidi e dei giganti gassosi.
Potrò ammirare le profondità delle Valles Marineris dal bordo dell’abisso con lo stesso stupore che i primi pionieri provarono guardando il fiume Colorado giù in fondo al Gran Canyon. Vedrò un sole dimezzato tramontare dietro il più grande vulcano attivo del Sistema Solare, il Monte Olimpo.
Dunque… sono le ore 5.04 del 7 gennaio 2026, ora locale, e questo è il mio diario di viaggio, archiviato presso i server dell’ESA (siamo tecnologici noi astronauti).
La checklist di bordo sta per essere completata, tutto è a posto e i motori già trasmettono la loro tremenda potenza attraverso un rombo sordo. Le vibrazioni sono in aumento.
Si parte.
Ne è valsa la pena.

Palazzo Altiero Spinelli, sede di Bruxelles del Parlamento Europeo. Ore 14.03 del 7 gennaio 2026, ora locale.
François Di Bello, Presidente del Consiglio europeo, parla all’assemblea.
“La navicella Esperanza ha perso i contatti con il Centro Spaziale della Guyana Francese alle ore 5.16 ora locale, le 9.16 qui a Bruxelles, ed è successivamente precipitata nell’Oceano Atlantico per una perdita di potenza del vettore che la trasportava. Una missione di recupero è già partita dal porto di Kourou alla volta della zona dell’impatto, ma si ritiene che non ci siano superstiti.”
Pausa.
Silenzio in aula, nessuno fiata.
“È un giorno triste per l’Europa e per il mondo intero.
Oggi piangiamo sei nostri concittadini che hanno dato la vita per la scienza, per l’esplorazione del Sistema Solare. Ma questo incidente non fermerà il nostro progetto. Andremo avanti con ancora maggiore determinazione affinché questi sei eroi non siano morti invano.
Grazie dell’attenzione.”

Islanda 1996


Nell’ormai remotissimo 1996 effettuai il mio primo volo aereo per andare a visitare l’Islanda con gli amici Pier e Lorenzo. Era novembre e c’era un freddo cane, ma noi eravamo molto giovani (come si vede dalle foto) e dunque di robusta costituzione.

Le foto che facemmo sono, viste oggi, orribili, ma del resto le macchine digitali nemmeno si sapeva cosa fossero. Eravamo infatti armati di qualche macchinetta usa e getta e io mi ero portato l’eterna Zenit di fabbricazione russa (che possiedo ancora e che ancora funziona).

Il premio di foto più oscena di tutto il mazzo lo vince quella che ritrae Lorenzo in mutandoni che imita un non ben precisato chitarrista (la memoria mi tradisce).

Islanda 1996 - Lorenzo in posa sulla spiaggia Islanda 1996 - Il gruppo di amici di Vestmannaeyjar Islanda 1996 - Io, Pier e Lorenzo ci scaldiamo in un bar a Vestmannaeyjar Islanda 1996 - Lorenzo fa il coglione nell'ostello di Reykiavik

I colori dell’autunno e quelli dell’inverno


Uno dei vantaggi di abitare in campagna è vedere i colori della natura che cambiano con le stagioni, molto più che in città. Certo, poi ci vuole mezz’ora per andare a lavorare, però trovo questo un prezzo basso da pagare rispetto alla pace che certe visioni trasmettono.

Ogni tanto esco con la macchina fotografica per immortalare paesaggi o dettagli che, magari trascurati nella fretta quotidiana, meritano invece di essere ricordati. Ho notato che, tra tutte le foto che ho fatto nei dintorni di casa, quelle che trovo più emozionanti sono sempre quelle scattate in autunno o in inverno.

Villa Sorra (Gaggio in Piano) Mare di nebbia (Gaggio in Piano) Fiocchi di neve (Gaggio in Piano) Autunno (Gaggio in Piano) Neve (Gaggio in Piano)